In questi delicati giorni, in questo delicato periodo dove (almeno a me), pare assurdo, ma esiste davvero un conflitto (non uno solo, ma l’unico) che viene seriamente interpretato come un ago della bilancia che potrebbe propendere a favore di un conflitto, un conflitto nucleare; il primo e, sicuramente, l”ultimo che ci sarebbe su questo pianeta.
Ebbene, da parte mia, vorrei fare una riflessione in ambito giuridico; tanti ne fanno cenno, ma pochi si interrogano sul significato di esso.
In particolare, usiamo un po’ di memoria storica per capire il significato delle cose.
Coloro che hanno scritto la Costituzione ci hanno lasciato come indicazione che l’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali, art. 11 della Costituzione.
In diritto, in generale, quando si scrive materialmente una norma si scrive, solitamente, un principio di natura generale e si utilizza un metodo per disciplinare tutti quei casi che non rientrano in quel principio.
Si chiama “deroga”, che tendenzialmente troverete in tante altre norme tramite la locuzione “salvo che”, “se non per”, “in casi eccezionali”.
Ebbene, dopo che avrete letto l’articolo 11 (perché se leggete queste mie parole e non leggete l’articolo 11, allora non avrete dati sufficienti per questa lettura), noterete che non c’è nessun “salvo che”. E sia chiaro, i Padri Costituenti erano per la maggior parte illustri giuristi che avevano chiarissimo il concetto di deroga. Talmente chiaro che non hanno aggiunto nessun “salvo che” o similari in questo articolo.
Il motivo è solo e solamente uno: non esiste una deroga che possa comportare la guerra.
Punto. Non c’è.
Non vale l’aumento del gas, non vale la perdita di un territorio confinante con altri.
La guerra non si fa.
C’è chi potrebbe dire, obiettando, che tale norma è un principio di massima e che era difficile individuare a monte i casi in cui vi possa essere la “deroga”.
A tale obiezione, rispondo chiedendo all’interlocutore di proseguire di soli due articoli la lettura e leggere per esempio l’art. 13 che non a caso permette la privazione della libertà personale (la privazione della libertà personale, non “pizza e fichi”) con la seguente deroga: “se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria”.
Eccola qui la “deroga”.
I Costituenti sono arrivati a stabilire che per un bene maggiore, la tutela della collettività da chi si è macchiato di un crimine, può esserci la deroga e con essa la perdita di un diritto.
Ma questo non vale per la guerra.
Questa consapevole, voluta scelta, non è dovuta alla difficoltà di individuare le cause che potrebbero permetterla, ma solo ed esclusivamente al fatto che ( fra l’altro avendola vissuta sulla propria pelle, su quella dei loro amici) ciò che di peggio possa esserci al mondo è la guerra.
Non era per loro difficile individuare la “deroga” (la purezza del sangue, il territorio, la sicurezza energetica, la pizza, chi più ne ha più ne metta), ma non lo hanno fatto.
Perché il più grande bene, la pace, viene tutelato solo se la guerra non la fai.
Perché io, infatti, come loro, non sono un pacifista.
Sono proprio contro la guerra.
